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 Omelia di Natale 2002
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Jo
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Posted - 28/12/2002 :  13:12:46  Show Profile  Visit Jo's Homepage  Click to see Jo's MSN Messenger address Send Jo a Private Message
Omelia di Natale 2002

Non so che cosa hai provato, Gesù, quest’anno, quando nascendo in questa nostra terra bresciana, il tuo corpicino non ha incontrato le mani calde e sicure di Maria e Giuseppe, ma a 15 anni sei stato orrendamente colpito a tradimento a Leno da chi voleva violare la tua bellezza e la tua semplicità [Desy].

Non so neppure che cosa hai provato, Gesù, quest’anno quando nascendo in questa nostra terra bresciana i tuoi occhi non hanno incrociato lo sguardo amorevole e fiducioso di Giuseppe e di Maria, ma a 19 anni, a 21 anni sei stato massacrato e buttato via come fossi immondizia a Rezzato e a Vallio… per un pugno di squallidi euro [Pasquale, Antonio].

Non so che cosa hai provato, Gesù, quest’anno quando nascendo in questa nostra terra bresciana, il tuo sorriso non ha incontrato il sorriso di Giuseppe e di Maria, ma a 19 anni hai incontrato a Paspardo la furia cieca e gelosa di un ex fidanzato che ti ha tolto la vita e l’amore [Moira].



Non so Gesù che cosa provi, stanotte a nascere in questa nostra terra bresciana, in questa nostra terra pompianese. Non so che mani, che occhi, che cuori incontrerai. So solo che anche stanotte, come 2000 anni fa, come ieri, come ogni giorno, come sempre, tu nascerai e nasci.



E allora io ti lodo e ti benedico, o mio Gesù, perché in te che continui a nascere, io riconosco la forza e il miracolo della vita che “buca” la notte. Riconosco i tuoi tratti, Signore, sì: io ti riconosco nei tratti di ogni piccolo d’uomo che viene alla luce, a qualunque razza, a qualunque nazione, a qualunque religione appartenga: tu sei il piccolo palestinese e il piccolo israeliano; sei il bimbo statunitense e il bimbo afgano; sei il figlio dell’hutu e del tutsi… sei il bimbo “qualunque”, che per Dio, è sempre “qualcuno”. È sempre… figlio di Dio!

Io ti lodo e ti benedico, o mio Gesù, perché in te che continui a nascere, io riconosco la forza dell’amore di ogni papà e di ogni mamma che continuano a generare vita, che continuano a credere nella forza dell’amore, che continuano a sperare, a lottare, a sognare.



E io ti sogno, mio piccolo Gesù.

E mi stupisco.

Mi verrebbe da piangere, sai?

Tu… il Re dei re, il Signore dei signori… così piccolo…

Sei così piccolo che per vivere hai bisogno di me.

Hai bisogno di me per non morire di freddo, per non morire di fame, per poterti addormentare, per poterti muovere… Hai bisogno di me, come ogni piccolo, come ogni cucciolo d’uomo che è generato su questa terra. Senza me, senza noi… anche tu rischi di morire, stanotte, appena dato alla luce.



E mi straripa il cuore, Signore, e non posso – comunque – non cantare stanotte: tu, il mio Dio hai bisogno di me bue per scaldarti, per sentire amore. Non sono un toro, Signore, un toro forte e fiero… sono un bue, Signore. Non sono particolarmente intelligente, Signore… sono un bue, un grande bambinone che conosce la fatica del giogo, del procurare cibo con mitezza e silenzio. Sono un ruminante, Signore, che pazientemente deve rimasticare quanto ha ingoiato, per estrarre un po’ di sostanza da ciò che mangio.

E mi straripa il cuore, Signore, e non posso – comunque – non cantare, stanotte: tu, il mio Dio hai bisogno di me, asino. Non sono un cavallo da guerra, Signore. Non sono nemmeno un cavallo da parata né un cavallo da corsa. Sono un somaro che porta pesi altrui. E a volte scalcio, testardo.

Ma tu hai bisogno di me, bue e asino per nascere anche stanotte in questa nostra terra bresciana, in questa nostra terra pompianese.



E allora… ti accolgo o nuovo Nato e sempre Nato!

Ti accolgo come una mamma: tu sei parte di me, tu sei carne della mia carne e sangue del mio sangue e io mi stupisco che tu possa essere generato in me. Che miracolo la vita!

Ti accolgo come un papà che ti guarda con rispetto e a “distanza”: ti ritrovo miracolosamente davanti a me e mi tendi le braccia e t’aspetti da me pane e cuore.

Ti accolgo come un fratellino a volte un po’ geloso di te… perché tu sei sempre il primo, il più bello, il più forte, il migliore… ma senza te, che vita sarebbe per me?



Non voglio chiederti nulla… stanotte.

Mi fermo.

In silenzio.

Piango.

Rido.

Dio… l’uomo… che miracolo la Vita!



Anzi: vorrei o mio Signore che ciascun uomo non si sentisse solo, stanotte… che ognuno sapesse che questo mondo non finisce qui… che la vita non è tutta qui e che non dobbiamo giocarcela come un’occasione golosa e assoluta… come se ce ne fosse una sola e poi il nulla.

Ti chiedo di aiutarci, o mio Signore, a dare un senso a questo nostro nascere, a questo nostro vivere, a questo nostro morire… qui, in questa nostra terra bresciana… in questa nostra terra pompianese. A farci capire che non siamo all’ultima spiaggia.

Vorrei Gesù mio che io, che noi non perdessimo mai il sapore dello stupore dei bimbi, quello stupore che anche noi grandi sappiamo ancora provare davanti ai bimbi.

E vorrei che questo stupore lo potessimo provare anche quando questi bimbi sono cresciuti, sono diventati adulti, sono diventati vecchi.

Perché perdere lo stupore di un bimbo è perdere te, Bimbo.

Perché perdere lo stupore di un bimbo è perdere lo stupore di un Dio che si fa Bimbo per me.

Desy non ti dimenticherò mai
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