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 PREGHIERA DI UN ATEO
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Marko
Staff / Moderatore

Posted - 10/12/2002 :  21:56:27  Show Profile Send Marko a Private Message
Coloro che credono (o credono di credere?) in te, o Dio, storceranno la bocca a sentire che anche io, un non credente, a volte prego, certo a modo mio. Certamente io penso molto a te, o Dio. Che buffo! Quelli che dicono di credere in te spesso temono che tu non esista. Io, tutto il contrario: spesso temo che tu esista. Sai, non è facile scoprirsi figlio, ma senza un padre… Guardare, che so, la perfezione di un occhio umano o l’ala di una farfalla e continuare a credere… di non dover credere…

Senza dire di quanto è arduo ed esigente vivere in questo mondo, in totale solitudine, senza di te, o Dio. I credenti sanno da te perché nascono, perché vivono, soffrono, amano, lavorano, muoiono… Io, il senso del vivere e del morire devo cercarmelo da solo, in una notte perenne, senza stelle a guidare i miei passi. Quelli che hanno la fede sanno che morendo passano dalla vita alla Vita. Per me tutto finisce ingloriosamente mezzo metro sotto terra… Al di là del tunnel buio per me non c’è luce. Se la loro vita incappa nel naufragio, possono sempre sperare nel salvagente della tua misericordia. Io no. La partita me la debbo e me la posso giocare solo quaggiù, senza tempi supplementari e ciambelle di salvataggio. Molte responsabilità per ciò che accade di brutto in questo mondo, essi possono scaricarle su di te, sulla tua volontà misteriosa che, però, orienta tutto al bene, soprattutto il male. Io no. La responsabilità della riuscita o del fallimento del mondo ricade tutta su di me: un peso immane, una fatica improba. Negando te come Dio che sovrintende alle sorti del mondo, me ne debbo far carico io prendendomi cura di tutto. Sapessi quanto è duro e gravoso mettermi nei tuoi panni e governare il mondo ed i suoi inquilini. A te riesce e, perciò, se non credo in te certamente ti stimo, e anche molto. A me il mestiere di Dio, scelta obbligata e conseguenza inevitabile avendo negato la tua esistenza, non mi riesce bene… Solo qualche mio simile, della schiera degli esaltati, crede veramente di poter sostituire te. Evidentemente non ha il senso del ridicolo e dei limiti che lo accompagnano. Se proprio un dio dev’esserci, vorrei che lo fossi solo tu, che il mestiere lo conosci bene da sempre…

In una cosa, scusami, mi sembra d’esser migliore di quanti si definiscono credenti. Essi, se accade qualcosa di male nel mondo, soprattutto a loro, incolpano sempre te, arrivano a maledirti e dubitano che tu ci sia e che ti prenda cura della loro vita. Io no. Il male, il dolore, la sofferenza, i terremoti, le alluvioni, le malattie… io non ne scarico la colpa su di te. E come potrei, se son convinto che tu non ci sei?
Poi senti, non è affatto vero che dal momento che tu non ci sei, a noi non credenti tutto è lecito, tutto è permesso. Non per fare confronti, sempre odiosi, ma posso assicurarti che anche nella mia categoria ci sono fior di galantuomini, persone veramente perbene, esempi straordinari di onestà, di bontà, di altruismo, a volte di vero e proprio eroismo. Che forse valgono anche più di quelli che fanno i tuoi figli. Perché i nostri sono gratuiti, fatti solo per amore, non per blandire te, per placarti, corromperti e ottenere così un trattamento di favore, qualche sconto sulla terribile fatica del vivere o per comprarsi qualche appezzamento migliore in quel Giardino celeste che tu mi pare prometti a chi ti è fedele…

E già che ci siamo, senti: non per fare la spia, ma un po’ di colpa per la mia impossibilità o almeno difficoltà a credere in te ce l’hanno proprio quelli che dicono di avere fede. Non voglio accusare, però… Però mi pare che troppi dei tuoi si scoprano credenti solo quando sono malati e non quando godono ottima salute… Vorrei vederli sereni, ma se qualche disgrazia li visita sono disperati quanto e come gli altri e li ho sentiti anche bestemmiarti… Vorrei tanto riscaldarmi al fuoco della loro gioia, ma troppi tuoi simpatizzanti sembrano iscritti alla congrega del 2 novembre… Vorrei vederli cercare i beni celesti, ma prova a toccare i loro portafogli, i loro affari, le loro cose… Dio mio (più loro che mio…) mostri di egoismo! Non dovrebbero avere il cuore già in cielo? Perché, allora, sono così attaccati alla terra? L’incendio di amore che il mondo aspetta, non dovrebbero vederli fuochisti e in prima linea? Perché, allora, sono tanto pompieri e non tutti abili e arruolati? La violenza, privata e pubblica, non dovrebbero averla in abominio? Perché allora fanno tanta fatica a porgere l’altra guancia, ad amare il nemico, a perdonare le offese, a rispondere col bene al male ricevuto?

Ora, Dio, capisci le mie difficoltà a credere in te. Ma sta’ tranquillo: non farò mai della mia non fede un articolo di fede! Non ti considererò mai un’ipotesi superflua. Continuerò a cercarti. Chissà che un giorno non ci incontreremo… Mi conforta un pensiero: se ci sei non puoi non amare anche me e forse più degli altri, perché io cerco di essere onesto con te, dicendoti quello che penso. Per esempio, vorrei che tu non ci fossi. Perché temo che tu non sia un Dio facile, accomodante, a mia misura. E, poi, non vorrei avere a che fare con l’unico testimone a cui non potrei nascondere certe mie magagne…

Pietro Mari



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